Void Generator - Phantom Hell and Soar Angelic (phonosphera 2010)

Author: DeepCycloid / Date: Tue, 11/22/2011 - 05:45 /

 

Phantom Hell and Soar Angelic è un platter complesso, variegato, inusuale, non facile da descrivere. Per avere un'idea più articolata del cd in questione, forse sarebbe utile andare a leggersi anche le numerose recensioni uscite praticamente in mezzo mondo.

Il cd consta di quattro pezzi, di cui, tre 'regolari' più una ghost track dal titolo ignoto (il mio car stereo legge la traccia 4 come 'Retinoic Dust'). Quattro suite dal sapore differente ma tenute insieme da una solida base space che unsice le varie anime - rock, stoner, psichedelic, prog - dei pezzi.

Salta subito all'occhio, ed orecchio, la durata non usuale delle song, mai sotto i 13 minuti. Due le cose: o i VG sono 4 pazzi, oppure 4 che sanno il fatto loro (oppure entrambi...!).

Classica formazione con chitarra, basso, batteria e tastiera ai quali va aggiunto un fantomatico Bob the Rich, accreditato come spiritual guidance,' Sinclair docet...

La registrazione dei quattro pezzi è sicuramente migliore della media dei dischi che non siano prodotti da una major, un plauso quindi anche alla neonata etichetta Phonosphera che li produce.

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Si inizia con Message From the Galactic Federation che apre con un riff in 13/8 che ti splovera la faccia... Qualcuno lo chiamerebbe intro stoner, ma non è così, ben presto le aperture delle chitarre e le tastiere virano verso un sentiero più prog e - a tratti - post metal.

Un mix che non ritrovo da altre parti: in tre minuti già corrono una serie di sensazioni difficili da collocare stilisticamente. Il riff iniziale/centrale, che si ripete quale preparazione dei vari cambi, sfocia in un break di voce che culmina in un fade out dal sapore space.

In quattro minuti una canzone rock è finita. Macché...un nuovo bridge ci conduce in territori quasi post metal conditi space. Altre due strofe di cantato si alternano al giro principale, poi ancora il bridge post metal che stavolta apre verso un tappeto di chitarre e tastiera che costituisce la parte centrale (!) del pezzo, melanconico e terribilmente 'sentito', voce e pathos dominano in quest'area.

La genialità del pezzo si nota poi nell'uscita dalla parte centrale che riprende la zona post metal precedente .. e siamo al minuto 8:00.

Si ricomincia quasi come da capo in 13/8, con variazioni e bridge che precedono altre due strofe di voce. Poi un break dal quale si staglia un nuovo riff rotondo, disparo e ossessivo dalla tonalità minore, con le chitarre sfalzate tra i due canali.

Il basso contrappunta la melodia, la batteria corre sul tempo ed il pezzo sfuma in una catastrofe di effetti ciclici che ti lasciano un senso di vuoto.. Void Generator, appunto.

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Il secondo brano, The Morning, è invece una semplice composizione dal sapore psichedelico, molto istintiva rispetto al precedente brano.

Apre una chitarra che tiene un groove ritmicamente scandito, identico fino alla fine del pezzo (una sorta di follia a la Moondog).

La voce ci racconta dolcemente di storie andate mentre la batteria pulsa come da manuale.

Dopo un paio di strofe di cantato la canzone cresce leggermente di intensità, ma non troppo. Dopodiché la canzone affonda letteralmente in una parte centrale silenziosissima, a metà strada tra una composizione post rock ed una riflessione tipica dei Motorpsycho seconda maniera.

Di nuovo la chitarra annuncia l'arrivo della voce che adesso è più presente, gioca con i soliti tre (3) accordi e lo shaker della batteria annuncia nuove sensazioni rinvigorendo il beat.

Col passare delle strofe la canzone cresce, fino a che le chitarre e la tastiera intasano l'headroom del segnale...prima della parte finale un ritornello straziante della voce ci trascina in un vortice psichedelico drogato, trasognato e languido sorretto dalle chitarre sovraincise e dalla tastiera che muore con un finale catatonico.

Melodie in sottofondo si intrecciano fino alla fine delle cose.

Il pianissimo finale della tastiera ci lascia la sensazione della quiete dopo la tempesta...e siamo solo a metà disco!

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Il sapore grigio del vuoto che ci ha rubato il pensiero poc'anzi, viene interrotto dall'incedere quasi inaspettato del terzo pezzo, The Eternaut.

Il pulsare ripetuto e prolungato di un basso medioso ci riporta alla realtà con un groove lento e rilassato in grado di far 'rifiatare' le orecchie e allo stesso tempo ci mette in allerta.

Il groove si basa solo su due accordi uno risolutivo e uno tensivo.

Dopo un paio di minuti irrompe uno stacco dall'accento disparo che immette immediatamente in un maledetto riff a la Monster Magnet. Poi entra la voce che si distende per un paio di giri con incastri da brividi.

E' il momento di una sorta di ritornello col basso pulsante e voce che insiste sul titolo della song.

Un bridge 'rallenta' l'atmosfera fino ad uno stacco che riporta agli accordi iniziali dove la tastiera si libera in un solo ipnotico, e moderatamente 'storto', sorretto alla grande dalla sezione ritmica dei VG.

Una sorta di prog evoluto.

Poi ancora il bridge melanconico interrotto da una serie di obbligati dispari, una sospensione senza tempo, rubata e quindi via col riff dei Mostri Magnetici.

Ma qui la voce raddoppia armonizzata una terza sopra ed il brano 'spinge' ancora di più, se possibile.

A questo punto, il ritornello raddoppia la durata, la tastiera descrive melodie a note lunghe, la batteria doppia il tempo ed il pezzo cade in un solo di chitarra che non saprei come descrivere.

Un fiume di note suonate su uno space echo che è tutto feel.

A tratti sembra Ollie Halsall dei Patto, a volte Page a volte.. non lo so! La cosa certa è che, mentre gli accordi-base si fermano e vengono suonati solo gli accenti che vengono lasciati liberi per una completa fruizione di tutta la distorsione (con un basso mostruoso), la chitarra continua il solo schizofrenico, la tastiera contrappunta con suoni volutamente vintage e un vortice di effetti space ci conducono verso qualcosa a metà strada tra la disperazione e l'ipnosi indotta.

Non assumete droghe durante l'ascolto, vi prego.

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Come se tutto ciò non bastasse i VG ci propongono la ghost track dalla durata di quasi 24 min... mentre il vortice dello space echo di Eternaur ci lascia attoniti, piccoli movimenti sonori fuoriescono dall'agognato silenzio che anticipa la quarta ed ultima traccia.

Chitarre lo-fi ripetute a loop con sottili giochi di delay ad incastro ricordano rumori embrionali tenuti ad un filo di volume.

Ad un certo punto però la song esplode d'improvviso, tutti gli strumenti urlano gli accordi arpeggiati della chitarra sostenuti da un Oberheim e da un solo di chitarra che rimanda ad un Gilmour molto incazzato.

Un incedere lento del pezzo che - a tratti - ricorda la consecutio dei Warning di 'Watching From a Distance'.

Intanto un nuovo solo di chitarra si sovrappone al primo giocando con gli accordi lunghi... e cadenzati che hanno l'effetto di attirare l'attenzione in modo irreale dalla quale è quasi impossibile sfuggire.

Poi irrompe una sorta di 'solo centrale' di chitarra, più 'avanti' rispetto agli altri (che ancora risuonano) assumendo la veste di un vero e proprio tema quasi metal, pentatonale, nervoso, rubato e lirico allo stesso tempo.

Al termine di questo straziante solo entra la voce dal sapore quasi doom intervallata da frasi di chitarra dal suono metallico. Al termine delle quattro strofe una serie di soli di chitarra si sovrappongono a destra e sinistra con accompagnamento di effetti di varia natura. Un caos sonico ordinato incredibile, seguito da altre strofe di cantato, fino a che la componente space della band prende il sopravvento, suoni analogici e digitali pervadono il tutto sino all'incedere di una tastiera subacquea che descrive una melodia lunga e triste a perfetta chiusura del deliro che la precede.

Silenzio.

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La fine.

Manco per niente.

Una chitarra dal volume bassissimo descrive melodie doom slabbrate, rimbalzate dallo space echo ci avverte che forse la fine non arriverà mai...

Mi permetto di aggiungere una recensione di questo disco scritta da un anonimo ascoltatore e presa dal web, dopodiché, lascio a voi il giudizio.

"Un disco che stupisce veramente dall’inizio alla fine, senza cercare etichette, periodi o gruppi di riferimento che metterebbero un limite a questo materiale lavico che trabocca continuamente. E’ chiaro che all’interno del cocktail preparato dalle sapienti menti e mani dei Void Generator si intravedono ingredienti che separatamente possano far pensare ad alcuni gruppi storici, ma qui siamo di fronte ad una originalità di proposte che tra l’altro non si sposa bene con le nostre latitudini e forse anche latinitudini… La variopinta gamma di suoni e colori è già presente sulla prima notevolissima traccia (Message From The Galactic Federation) che ha un andamento tirato spiraliforme, con iterazioni ipnotiche che trasportano in luoghi interiori prima che galattici. The Morning invece ha all’inizio un sapore tardi anni ’80-primi ’90 ma con l’evolversi del brano entriamo in piena atmosfera odierna o no-time, con un finale liquido inscritto da una tastiera che porta con sé la luce di albe e mattini dei primi anni ’70. The Eternaut è un viaggio siderale intenso negli ambienti che a me ricordano i grandi disegnatori che costituivano la rivista che, curiosamente, aveva lo stesso nome del brano in questione. Il basso pulsante, la possente batteria, la funambolica chitarra e le ammalianti tastiere rapiscono l’ascoltatore che ritrova se stesso alla guida del mezzo. La ghost-track parte da un panorama introspettivo per decollare in modo improvviso verso destinazioni acid-rock con una chitarra vorticosa che porta alla fine ad approdare a una nuova destinazione sonora che tuttavia presenta una certa specularità con la sua base di partenza, come fosse lo svolgimento di un sogno prima di un nuovo mattino… Last but not least…la durata dei brani fuori dalle strette maglie del formato-song non fa sfiorare mai il dubbio che si tratti di una autoindulgenza, ma è in perfetta sintonia con la concezione di “viaggio psichico” e rivela nel suo svolgersi l’accurato e raffinato lavoro di cesellamento che è dietro la realizzazione di questo cd suonato con grande perizia ma senza perdere in estro e che continuerà a far parte dei miei ascolti per ancora molto tempo… Manna và’!"

 

Since I am, I'll try with another review of another italian group that, in my opinion, deserves the utmost respect. After a couple of self-produced works as stoner / psych / space flavor, the romans Void Generator get it really big...Phantom Hell and Soar Angelic is a complex platter, varied, unusual, not easy to describe. To obtain a more articulate idea of the CD, may be it would be useful to go out on the web and read many reviews out almost half the world. The CD consists of four pieces, of which three 'regular' and a untitled ghost track (my car stereo reads as track 4 'Retinoic Dust'). Four suites of different flavor but held together by a solid space base combining the various souls - rock, stoner, psychedelic, prog - of the songs. Skip to the eye, (and ear), the unusual duration of the songs, never under 13 minutes. Two things: either the VG are 4 crazy guys or 4 that know their stuff (or both ...!) Classical line-up with guitar, bass, drums and keyboards which must be added a mysterious Bob the Rich credited as spiritual guidance, Sinclair docet ... The recording of the four pieces is certainly better than the average of the releases haven't been produced a major, therefore, an aproval to the new label Phonosphera. It starts with Message From the Galactic Federation that opens with a riff in 13/8 that dust off your face. Some calls this stoner intro, but it isn't , very soon the openings of the guitars and keyboards veering towards a more progressive path and - sometimes - post metal. A mix that I cannot find elsewhere. In three minutes already runs a series of feelings difficult to place stylistically. The starting/central riff, which is repeated as the preparation of various changes, flows into a break of voice ending in a space flavoured fade-out. Within four minutes a rock song is over. Not at all. A new bridge will lead us into quasi post-metal territories space seasoned. Two more verses of voice switch to the main riff then, a post metal bridge again that this time opens onto a carpet made by guitar and keyboard that we have to consider as the central part (!) of the song, melancholy, with a terrible 'feel', voice and drama dominate this area of the song. You can notice the genius of the piece at the output of the central area that resume the previous post-metal area...and we only are at 8:00. It starts again nearky like the beginning with a 13/8 beat with variations and bridge that come before two more voice verses. Then a break from wich stands out a new round, odd and obsessive riff in a minor key with unbalanced and echoed guitars. The bass giutar counterpoints the melody, the drums runs on time and the piece fades into a catastrophe of cyclical effects that give you a sense of void...just a Void Generator. The second song, The Morning, is a rather simple psichedelic falvored composition, very instinctive than the first track. A guitar opens holding a groove rhytmically identic up to the end of the piece (a sort of Moondog madness). The voice sweetly tells gone stories while drums pulses by the book. After a couple of sung verses the song slightly increase in intensitiy, not so much though. After that, the song literally sinking in a very quiet central part, halfaw between a post-rock composition and a typical reflextion of a second way Motorpsycho. Again the guitar heralds the arrive of the voice, now more present, plays with the usual three chords (3) and the drum shaker announcing new feelings invigorating the strenght of the beat. Over the verses, the song grows until the guitars and keyboard clog the headroom of the signal...just before of the final part a heartbreaking voice chorus drag us into a stoned psychedelic vortex, dreamy and languid supported by the overdubbed guitars and a keyboard dying in a catatonic final. Background melodies intertwine til the end of the things. The pianissimo final of the keyboard give us the feeling of the calm after the storm...and we're only at half cd ! The gray flavor of the void that raped our mind above, is interrupted by the solemn gait almost unexpected of the third piece, 'The Eternaut'. The repeated and prolonged pulsing of a muddy bass lead us back to the reality with a slow and soothing groove that is able to give a rest to our ears and, at the same time, set us on alert. The groove is just based on a couple of chords, one resolving and the other tensive. After a minute or two an odd accent break burst in that immediately introducing a damn riff a la Monster Magnet. Then comes the voice that strstches for a couple of laps with creepy plots. Now's the moment of a sort of chorus having a pulsating bass and the voice that urges on the title of the song. A bridge slows down the atmosphere up to a cut bringing back to the starting chords where the keyboard set an hypnotic, and moderately twisted, solo greatly supported by the rhythm section of the VG. A sort of evoluted prog. Then again the melancholy bridge interrupted by a series of odd compulsories, a timeless suspension, almost free, then again with the Monster Magnet's riff. But here the voice doubles, harmonized a diatonic third above and the song 'pushes' more and more, if possible. At this point the chorus doubles the duration, the keyboard describes melodies using long notes, the drum doubles the beat and the song falls into a guitar solo that would not know how to describe. A stream of notes played with a space echo that is all 'feel'. At times it seems Ollie Halsall from Patto, at times Page, at times...I don't know! What is certain is that, while the basis chords stops and the VG play only the accents that are left free for full enjoyment of the whole distortion (with a monstrous bass), the guitar keeps on playing the schizophrenic solo the keyboard counterpoints with deliberately vintage sounds and a vortex of spacey effetcs lead us to something midway between despair and induced hypnosis. Do not use drugs while listening, please.

 

As if this were not enough the VG offer us a ghost track of about 24 minutes while the vortex of the space echo of The Eternaut leaves us speechless, tiny sound movements escape from the craved silence that anticipates the last fourth track. Lo-fi guitar loop repeated with tiny games of interlocking delay recall embryonic noises kept to a wire volume. At some point, however, the song suddenly explodes and all the instruments screaming the arpeggiated chords of the guitar supported by an Oberheim and by a guitar solo that leads to a very pissed Gilmour. A slow gait of the song - at times - remember the style of Warning (Watching From a Distance). Meanwhile, a new guitar solo overlaps the first playing with the long chords and measured that give the effect of drawing attention so unreal, from which escape is almost impossible. Then it breaks into a sort of guitar 'central solo' , a bit louder than the others (that still resonate) taking the form of a real tema almost metal, pentatonic, nervous, rubato and lyrical at the same time. After this heartbreaking solo comes in a doomish vocals interspersed with metallic guitar phrases. After a series of four verses a series of guitar solos overlap right and left, with effects of various kinds. An incredible and ordered sonic chaos, followed by other sung verses, when the space component of the band takes over, analog and digital sounds pervade all until a underwater keyboard gait describing a long and sad melody as a perfect closure the delirium that precedes it.
Silence.

The End.

Not at all.

A low volume guitar describes chipped doom and space echoed melodies, warns us that perhaps will never end ...

Tracklist

1. Message From the Galactic Federation 15:14
2. The Morning 13:02
3. The Eternaut 18:10
4. (Ghost Track) 23:42

88/100

Comments

DeepCycloidThu, 11/24/2011 - 11:58 November 24, 2011

...molto bene, la prossima volta provo a farlo io stesso !