Le prospettive attuali del contratto discografico: l’anonimato e il dimenticatoio

Scritto da Andrea Diletti il 19/Feb/2010 alle 20:00

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Le mie considerazioni

Premettendo che auguro davvero con tutto il cuore a tutti loro che questo accada, sono fermamente convinto del contrario. E non perché questi ragazzi non abbiano potenzialità, ma perché questo è il destino che le Major stanno riservando a tutti gli emergenti da circa una decina di anni. Qualcuno esce dal coro solo perché ha una personalità talmente forte e un talento musicale così indubbio che riesce ad imporsi sul pubblico. Per il resto, il destino è lo stesso per tutti: il dimenticatoio …

Contratti scorretti, album scadenti, promozioni inadeguate, una lunga serie di errori hanno bruciato la carriera di tantissimi artisti. Però hanno vinto Sanremo. L’egemonia delle case discografiche ha permesso solo che la musica diventasse un ramificato sistema per lucrare sui sogni dei musicisti (dal concorso sfigato della tua città, all’utopia di vincere Sanremo).

In più la sua potenza non è nemmeno servita ad un’efficace e vincente lavoro di talent scouting, perché la buona musica c’è sempre, ma non viene mai scoperta perché i media ufficiali tendono sempre a rispondere al discorso massificato delle multinazionali. Automaticamente la crisi diventa una crisi di domanda perché l’offerta è un’offerta massificata che non risponde ad una domanda di qualità.

In due parole: La radio e i giornali non servono più a consigliarci musica nuova e prima sconosciuta ma ad evitare che possiamo scoprire musica nuova e sconosciuta (e che cambiamo stazione durante la pubblicità).

Non solo, le Major si dannano a volerci appioppare questo cavolo di cd senza rendersi conto che questo formato ha perso attrattiva. C’è gente che addirittura preferisce il vinile. Il futuro è nell’ mp3, nella grande distribuzione online, nelle discografie portatili. Il cd, che resti in tiratura limitata per il collezionista, per l’amante che vuole il contatto fisico con i contenuti testuali, i colori, il libretto.

L’artwork è importante, quando l’udito è troppo poco ... ma solo dopo, all’inizio non ce ne frega niente del libretto. Voglio dire che finché un ascoltatore non instaura un rapporto d’amore con l’opera non sarà mai disposto a pagare 20 euro.

Lo sfruttamento della musica di “massa” ha deteriorato la qualità dell’offerta. Oggi un piccolo artista viene stritolato da questo meccanismo, è schiacciato dalla necessità dell’etichetta di spremere al massimo il ritorno economico a discapito della qualità e del gusto musicale. Una volta un’artista poteva permettersi di fare flop con i primi album ma non importava, si teneva duro, l’album giusto era un punto d’arrivo. Oggi non è più così, l’album è un punto di partenza e, se sbagli il tiro, beh ... avanti un altro !!!

Andrea Diletti