La ragione del Blues. Quinta parte

Scritto da L27 il 03/Oct/2008 alle 23:00

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La band continua con la sola chitarra di Betts e nel 1972 pubblica EAT A PEACH (Capricorn 1972 USA/2LP in parte live) comprendente altri brani tratti dai concerti del Fillmore East più pezzi nuovi di cui tre ancora con Duane.

Ma i fatti dell'anno prima si ripetono tragicamente: il disco raggiunge il quarto posto nelle classifiche e l'11 novembre a Macon, Berry Oakley muore in un incidente motociclistico straordinariamente simile a quello che era costato la vita a Duane.
 
A quel punto, la formazione è rinnovata con l'ingresso del bassista Lamar Williams e del pianista Chuck Leavell (ex Sundown e futuro membro dei Rolling Stones); anche il sound cambia, ammorbidendosi verso il country causando un allontanamento dalla impronta stilistica che era stata sino a quel momento, la caratteristica inconfondibile della Allman Brothers Band.

Questi mutamenti sono evidenziati in BROTHERS AND SISTERS (Capricorn 1973 USA) che raggiunge il primo posto in classifica e dai successivi, grandi concerti della prima tournée dalla morte di Duane.

Spesso sul palco i due nuovi leader, Gregg Allman e Dickey Betts, duettano alle chitarre, lasciando il solo Leavell alle tastiere; gli inevitabili dissapori fra i due che nascono dal peso della eredità lasciata dall’insostituibile Duane, portano il gruppo a un rapido declino, sottolineato dal deludente WIN LOSE OR DRAW (Capricorn 1975 USA).

Nel 1976, dopo la pubblicazione di WIPE THE WINDOWS, CHECK THE OIL, DOLLAR GAS (Capricorn 1976 USA/2LP live) un doppio live che raccoglie materiale degli ultimi quattro anni avviene il tracollo e viene ufficializzato lo scioglimento.

Gregg testimonia contro il suo road manager Scooter Herring in un processo per droga, facendolo condannare a 75 anni di reclusione e provocando il risentimento degli altri, che si rifiutano di continuare a suonare con lui.
 
Il tastierista, che nel 1975 si è sposato con Cher, prosegue senza gloria la sua carriera solista, imitato con migliori risultati da Dickey Betts con i suoi Great Southern. Chuck Leavell dal canto suo fonda i Sea Level, con William e Johanson.
La riunione del 1979, senza Leavell e Williams (che morirà di cancro nel 1983), sostituiti dal chitarrista Dan Toler e da David Guldfield, offre ai sei musicisti la possibilità di assicurarsi un altro disco d'oro con ENLIGHTENED ROGUES (Capricorn 1979 USA). Negli anni '80, in seguito al fallimento della Capricorn, la band produrrà stancamente altri due dischi per la Arista, prima dello scioglimento definitivo.

Il ritorno sulle scene avviene per merito di una formazione rinnovata tra cui spiccano Warren Haynes, seconda voce e fenomenale chitarrista ed Allen Woody al basso (con cui lo stesso Warren curerà un progetto parallelo a quello della ABB con il nome Gov’t Mule).

Si deve attendere il 1990 con la pubblicazione a sorpresa di SEVEN TURNS (EPIC USA) per risentire il nome della Allman Brothers Band.

Il nome ricomincia a girare e la band torna ad esibirsi dal vivo, territorio a lei ancora più congeniale: tra il 1992 ed il 1994 vengono pubblicati AN EVENING WITH ALLMAN BROTHERS BAND 1st e 2nd set.

In seguito al tour è naturale proseguire l’avventura anche in studio: del 1994 è WHERE IT ALL BEGINS (EPIC USA) in cui è sempre più protagonista la chitarra di Warren Haynes che compare anche nelle note di copertina come autore della splendida Soulshine, una ballata bluesy che non sfigura di fianco ai classici storici del gruppo.

Gli impegni con i Gov’t Mule rallentano la attività della Allman Brothers Band che ha così il tempo di gestire e risolvere vecchie dispute e dissapori interni alla band: viene licenziato l’ormai inaffidabile ed ingestibile Dickey Betts sempre più schiavo di alcool e droga ed al suo posto la seconda chitarra viene assegnata a Derek Trucks, nipote di Butch e cresciuto nel mito di Duane (e non poteva essere altrimenti no?). A completare il quadro di una situazione idilliaca in cui tutto si appresta a girare a meraviglia, al basso viene inserito Oteil Burbridge, nipote del percussionista Jaimoe.

 

 

Nel 2003 la Allman Brothers Band pubblica HITTIN’ THE NOTE: è il trionfo che la band attendeva da trenta anni.

Gregg canta come non faceva ormai da lustri, Warren guida la band da leader consumato legittimando una volta di più la sua presenza all’interno del gruppo come degno erede di Duane Allman.

La sezione ritmica è possente come trenta anni prima e la gioia della bella musica esce letteralmente dalle canzoni del disco: incendiaria Firing Line, commovente Old Before My Time, epica Desdemona.  

Tracce splendide di un’opera che a discapito dei suoi settantacinque minuti di durata, non ha un solo momento di stanca o di noia.
 
HITTIN’ THE NOTE si chiude con una accorata versione di Old Friends in cui Warren ed il giovane Derek si inseguono su due chitarre acustiche suonate entrambe slide alla maniera del mai dimenticato Duane.

Ne segue lo strepitoso LIVE AT BACON THEATRE (2 CD/DVD Live) registrato nelle serate del 25 e 26 marzo 2003 in cui tutto gira a mille in due serate fantastiche per performance, suoni e quanto altro immaginabile: clamoroso è il successo di pubblico e critica che vede finalmente la Allman Brothers Band restituita al posto che le compete.

Si è capito QUANTO mi piacciono ? Oh !!! Eccheccazzo !!!

 

Cosa ci rimane oggi di quella scena Inglese, centro del mondo musicale ed artistico a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 ? Oltre alla documentazione sonora oggetto di edizioni, riedizioni, ristampe audio e video su nastro, vinile, compact disc, mp3, iPod e chissà cos’altro in futuro? Risposta piuttosto facile direi.
Per molti, il gruppo più importante della storia del rock. Di certo, dopo di loro niente è stato più come prima. La band che recuperò il rhythm and blues dei neri per rifondare il rock dei bianchi nel segno della trasgressione e della rivolta.

Ribattezzati "World's greatest rock'n'roll band" da gran parte della stampa specializzata, i Rolling Stones sono davvero una delle formazioni più importanti e longeve dell'intera storia della musica. Partendo dalle radici afro-americane del rock, i ritmi tribali, il blues, il jazz, hanno forgiato uno sound unico, che ha segnato un'epoca e influenzato una miriade di band.

Una rivoluzione musicale, quella di Mick Jagger e soci che ha coinvolto ognuno degli strumenti utilizzati: la batteria, selvaggia ed irriverente come in un rito trasgressivo ma allo stesso tempo cadenzata e marziale come in una marcia militare, la chitarra cruda e tagliente, il basso grezzo e lascivo, gli arrangiamenti e le canzoni sempre eccentrici, originali.

Poi, davanti, il canto sguaiato e depravato di Mick Jagger, capace di esprimere tutte le nevrosi del rocker e le lusinghe dei songwriter maledetti, rivisitando in chiave animalesca la figura del "crooner" alla Otis Redding.

Il primo nucleo della band nasce a Londra agli inizi degli anni '60, quando il cantante Michael Phillip "Mick" Jagger (1943, Dartford, Gran Bretagna) e il chitarrista Keith Richards (1943, Dartford, Gran Bretagna), compagni di scuola fin dalle elementari (ne conoscete altri, compagni di scuola?), formano con Dick Taylor, Bob Beckwith e Allen Etherington i Little Boy Blue And The Blue Boys, uno dei tanti gruppi ispirati al blues di Chicago.

All'organico si aggiunge subito il polistrumentista Brian Jones (Lewis Brian Hopkins-Jones, 1942, Cheltenham, Gran Bretagna). Jagger e Richards sostituiscono gli altri tre con il chitarrista Geoff Bradford, il pianista Ian Stewart e i batteristi Tony Chapman e Mick Avory (quest'ultimo futuro batterista dei Kinks).
Nella prima fase della storia degli Stones, l'anima del gruppo è Brian Jones.

Dotato di un grande talento per la musica (fin da ragazzino sapeva già suonare di tutto, dall'organo al sassofono) e di un altrettanto spiccata capacità autodistruttiva, Jones vantava anche il curioso primato di aver concepito ben sei figli da altrettante ragazze nell'arco di un decennio (il primo a quindici anni). Inguaribile provocatore e anticonformista, incarnava in tutto e per tutto la figura del rocker dannato, cresciuto suonando gli angoli delle strade e fumando marijuana.
 
Negli anni in cui i Beatles venivano definiti "capelloni" solo perché portavano i capelli a caschetto, Jones e Jagger costituivano, in realtà, la vera alternativa europea al mito maudit di Jim Morrison.

Il debutto della band avviene il 12 luglio 1962 in uno dei templi del rock: il Marquee di Londra.
Nel frattempo, nella formazione vengono inseriti Bill Wyman (William Perks, 1936, Londra), ex-bassista dei Cliftons, e Charlie Watts (1941, Islington, Gran Bretagna), batterista della Blues Incorporated di Alexis Korner.

Ribattezzatisi The Rolling Stones, da una celebre canzone di Muddy Waters, vengono notati dal manager Andrew Loog Oldham e messi sotto contratto con la Decca.Ian Stewart viene estromesso dal gruppo ma rimarrà vicino alla band come road manager e membro aggiunto.

Guidati da Oldham (autore del celebre slogan "Lascereste che vostra figlia uscisse con uno degli Stones?"), Jagger e compagni si impongono come alternativa trasgressiva ai Beatles.

La musica degli Stones è irriverente e selvaggia come la loro immagine ed attinge dalle sorgenti blues del rock'n'roll. Il primo singolo, Come On (1973), è la cover di un brano di Chuck Berry, il secondo 45 giri I Wanna Be Your Man, è addirittura scritto dai "rivali" Lennon e McCartney ma è con Not Fade Away di Buddy Holly (un esempio classico dell’off beat di Bo Diddley) che, nel giugno 1964 ottiene i primi positivi riscontri di vendita. I cinque singoli successivi singoli tra cui Little Red Rooster (una cover di un brano di Willie Dixon), The Last Time e Get Off My Cloud contendono la vetta delle classifiche agli hit dei Beatles.

Nella luccicante "Swinging London" tutta lustrini e pailettes degli anni '60, i Rolling Stones incarnano l'anima nera e sotterranea della città; quella città che vibra della rabbia dei bassifondi, dei sobborghi più violenti e degradati: le loro canzoni infatti sono affollate di personaggi turpi e dissoluti: squilibrati, tossicomani psicopatici, prostitute, delinquenti.

Tuttavia, la loro musica riesce a far breccia su un pubblico molto più ampio, grazie alla abilità tecnica di un ensemble che non si regge solo sul genio di BrianJones. Keith Richard in particolare, seguendo lo stile di Chuck Berry, diventa in breve tempo la più grande chitarra ritmica della storia del rock mentre Jagger, sorta di maledetto e provocante intrattenitore, si impone come uno dei più grandi cantanti ed animali da palcoscenico di tutti i tempi.

Il graffiante album d'esordio, Rolling Stones (Decca, 1964), è la rielaborazione di classici del rhythm and blues, tra cui I'm A King Bee di Slim Harpo, Carol di Chuck Berry, Route 66, I Just Want To Make Love To You di Willie Dixon, ma presenta anche il primo brano firmato Jagger & Richard: Tell Me sfruttando al massimo le potenzialità del formato 45 giri soprattutto con i brani di Willie Dixon, Time Is On My Side e Little Red Rooster e due interessanti composizioni originali: Heart Of Stone e Good Times Bad Times.

E' il 1965 che segna l'inizio del mito Rolling Stones grazie a un tre di singoli folgoranti: The Last Time (I Can't Get No) Satisfaction e Get Off Of My Cloud  tutti nel segno di una musica contagiosa, percorsa dai riff straordinari di Keith Richards e dal canto sguaiato di Mick Jagger.

(I Can't Get No) Satisfaction diventa un inno sensuale dalla celebre frase di chitarra e spopola su entrambe le sponde dell'Atlantico, rimanendo per quattro settimane in testa alla classifica di Billboard.

Ma i Rolling Stones non mettono a soqquadro solo il mondo della musica: a scandalizzare i benpensanti sono anche i loro concerti (memorabile quello finito in rissa a Berlino nel 1966 dopo un passo dell'oca nazista messo in scena da Jagger), i continui atteggiamenti provocatori e lo stile di vita all'insegna del sesso e della droga, ed i continui flirt scandalosi (celebre quello di Mick Jagger con Marianne Faithful).

Fortunatamente e non potrebbe essere altrimenti, il mito dei Rolling Stones non è solo violenza selvaggia. Jagger e compagni sanno anche commuovere con ballate struggenti come Play With Fire e As Tears Go By e progredire verso un suono più maturo.

Nasce Aftermath (1966), primo grande album e vera e propria successione di capolavori scritta interamente da Jagger e Richard: dalla ballata acustica e ambigua di Lady Jane alla ritmata Under My Thumb, al sitar di Paint it black, inno mistico e inquietante dedicato al "cuore di tenebra" dell'animo umano mostrano tutte arrangiamenti più ricchi in quanto alla classica formazione chitarra-basso-batteria si aggiungono strumenti come le marimbas, il sitar, il flauto e le tastiere.

La serie di singoli di successo prosegue con la sensuale Let's Spend The Night Together censurata dai media che promuovono il lato B, Ruby Tuesday.

Prolifici ormai non solo di singoli ma anche di album, i Rolling Stones nel 1967 pubblicano Between The Buttons e Their Satanic Majesties Request, due lavori ispirati alla psichedelia lanciata in Gran Bretagna da Kinks e Pink Floyd e diffusa presso il grande pubblico da Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles.

Il ritorno in grande stile avviene nel 1968 con due 45 giri che definire aggressivi è dir poco: Jumpin' Jack Flash e Street Fighting Man (storico è il verso … che può fare un ragazzo se non suonare in una r’n’r band ?) e con l'album Beggar's Banquet che sfodera sonorità più asciutte, in linea con il blues-rock degli esordi. Simbolico di questo inno al Male è l'inno satanico Sympathy For The Devil.

Ma la storia della band più oltraggiosa d'Inghilterra volge presto in tragedia. Nel 1969 Brian Jones, ormai abbandonato al suo destino di autodistruzione e sostituito con Mick Taylor viene trovato morto nella sua piscina. L'autopsia parlerà di overdose di alcol e droghe ma non mancheranno, negli anni, i sospetti su un suicidio o addirittura un omicidio.

Nel dicembre dello stesso anno, durante l'esecuzione di Sympathy For The Devil al Festival di Altamont (cui partecipano anche Grateful Dead, Santana e Crosby, Stills, Nash & Young), il violento servizio d'ordine degli Hell's Angels, voluto dagli stessi Rolling Stones, provoca disordini che culminano con l'uccisione di un ragazzo del pubblico.
Honky Tonk Women e la suite You Can't Always Get What You Want (con coro a cappella, organo di chiesa e percussioni latine) fanno da preludio all'album Let It Bleed, trascinato dal ritmo di Gimme Shelter (ripresa persino in chiave dark, dai Sisters of Mercy).

E’ con Sticky Fingers del 1971, che contiene la stupenda Wild Horses ed una manciata di brani con espliciti riferimenti alle droghe Brown Sugar e Sister Morphine che i Rolling Stones arrivano ad un passo dal ridefinire il ruolo del 33 giri; favorito anche dalla celebre la copertina ideata dal maestro della pop art Andy Warhol, che nella prima edizione esibisce un'autentica cerniera lampo, l'album schizza al primo posto delle classifiche e inaugura la Rolling Stones Records, nuova etichetta del gruppo.

Il suono del gruppo perde ogni accento esotico e si inasprisce sempre più. Con Exile On Main Street del 1972 i Rolling Stones riscrivono la storia: percorrono il viaggio contrario a quello dei Beatles andando alla ricerca delle radici di questa musica facendone un autentico capolavoro.

Se i Beatles erano abili scrittori di singoli da classifica, in Exile On Main Street di potenziali “Hit” non se ne trova traccia alcuna: qui è l’impatto globale del lavoro ad impressionare, un muro di suono sconosciuto sino ad allora in cui tutto è messo al servizio del risultato finale. Impossibile citare solo una delle 18 canzoni che compongono un disco concepito e pubblicato doppio.

Potrei segnalare Tumbling Dice, Sweet Black Angel, Happy, Rocks Off  ma sarebbe veramente riduttivo in quanto Exile On Main Street ha la capacità di uscire dalla dimensione di disco inteso come raccolta di canzoni per entrare in quella di “concept album” con un unico filo conduttore che percorre tutte le canzoni che lo compongono in grado di offrire uno spaccato reale e pulsante della vita metropolitana degli anni ’70.

I due dischi successivi Goat's Head Up (1973) e It's Only Rock And Roll (1974) presenteranno un sound più levigato e come ammetteranno … è solo rock'n'roll, ma ci piace), capace però di gemme degne dei loro anni d'oro, tra cui la dolente cavalcata elettrica di Time Waits For No One e la tenera Angie, che diventerà il loro lento per antonomasia

 

 

Nel dicembre 1974, Mick Taylor abbandona il gruppo e nell' American Tour del 1975 viene rimpiazzato dal chitarrista Ronnie “Ron” Wood (1947, Hillingdon, Gran Bretagna), già al fianco di Rod Stewart nel Jeff Beck Group e nei Faces.

In questo periodo Keith Richards viene arrestato in Canada per possesso di eroina e la dipendenza dalle droghe ostacola l'attività della band; nonostante ciò, Some Girls del 1978 mostra un gruppo in buona salute e incassa un discreto successo commerciale, con un pugno di canzoni blueseggianti Just My Imagination, Beast Of Burden, Some Girls e con un singolo d'effetto quale Miss You.

Il momento di abbondanza commerciale è ribadito dal modesto Emotional Rescue (1980), criticato per alcune aperture verso sonorità dance ma il falsetto della title track porta l'album in vetta alle classifiche e prosegue con Tattoo You (1981), che vede ospiti Sonny Rollins (sassofonista tra i migliori e più rispettati del jazz be–bop) e Pete Townshend (The Who).

La provocante Start Me Up, nel periodo di massima diffusione del fenomeno dei video clip diventa il nuovo inno dei Rolling Stones costituendo sino ad oggi uno dei brani preferiti per la apertura dei loro concerti). Segue un tour mondiale che si protrae fino al 1982 e dal quale vengono tratti Still Life, un album dal vivo pubblicato in giugno ed un documentario dal titolo Let's Spend The Night Together, diretto da Hal Ashby.

Jagger, di nuovo al centro delle cronache rosa per il matrimonio con la modella Jerry Hall, prosegue nel ruolo dell'animale da palcoscenico con i suoi atteggiamenti sempre più caricature di se stesso. Undercover del 1983 è il segno più evidente del declino della band, ormai a corto di idee e pronta ad adeguarsi alle nuove mode musicali con la mediocre Undercover Of The Night.

La crisi fa trasparire anche i primi dissidi tra Richards e Jagger, da sempre entrambi caratteri ed immagini forti in seno alla band. Mick Jagger debutta nel 1985 come solista con il pop-rock commerciale del discusso She's The Boss prodotto da Bill Laswell e Nile Rodgers (guru del pop commerciale da classifica) che lo porta a dettare con David Bowie in Dancing In The Street (un scandalosa versione pop-dance-remix del rhythm’n’blues di Martha Reeves & The Vandellas) e Tina Turner in occasione della kermesse di Live Aid del luglio 1985.

Significativo ed eloquente che nello stesso concerto Ron Wood e Keith Richards scelgano di accompagnare con le chitarre acustiche Bob Dylan.
Incuranti della crisi e predestinati dal destino che li vuole immortali, i Rolling Stones vanno avanti con il trascurabile Dirty Work (1986) prodotto da Steve Lillywhite e dedicato a Ian Stewart da poco scomparso.

Nei tre anni successivi si accentua il distacco tra i quattro membri della band: Charlie Watts suona jazz con la Charlie Watts Orchestra, Ron Wood accompagna in tour Bo Diddley uno degli eroi della propria gioventù, Keith Richards collabora con Aretha Franklin per una strepitosa versione di Jumpin' Jack Flash e nel 1987 all'allestimento di un film-concerto in onore di Chuck Berry Hail! Hail! Rock'n'Roll.

Jagger pubblica il suo secondo ed ancora deludente album Primitive Cool (1987) e Keith Richards, nel frattempo disintossicato e rinsavito, registra il suo primo album da solista: Talk Is Cheap (1988), vibrante di quella energia che i Rolling Stones sembrano ormai aver perso definitivamente.

Le operazioni commerciali, che altro merito non hanno se non quello di non metter la parola fine alla band più longeva del Rock, proseguono con Steel Wheels (1989) ed il singolo Rock And A Hard Place.

Segue l’ennesimo tour e l’inevitabile l'album dal vivo Flashpoint (1991) che non risparmia ai fans il cattivo gusto dell’inserimento di un paio d'inediti in studio: Highwire e Sex Drive. Subito dopo il tour, Bill Wyman, ormai definitivamente stanco ed esaurito lascia la band formando a sua volta i Bill Wyman’s Rhythm Kings cedendo alla passione giovanile per il rock’n’roll primordiale degli anni ’50 e riunendosi al redivivo Mick Taylor.

Nel 1991, Keith Richerds pubblica con la sua band, il più bel disco dal vivo dei Rolling Stones.

KEITH RICHARDS & THE X-PENSIVE WINOS dimostra al mondo intero che l’anima dei Rolling Stones è ancora viva e vegeta: un suono grezzo, sporco, cupo, pulsante di rabbia e passione, carico di groove in cui brillano due versioni da leggenda di Time Is On My Side ed Happy, il reggae di Too Rude, il rock devastante di Whip It Up.

THE X-PENSIVE WINOS è seguito nel 1992 da MAIN OFFENDER in cui Keith Richards si prende anche la responsabilità di produrre il tutto con ottimi risultati, il tutto cantato e suonato con gioia e coinvolgimento che lasciano ben sperare sul futuro degli Stones.

Nulla aggiunge Mick Jagger con il suo WANDERING SPIRIT del 1993, eppure … eppure una luce in fondo al tunnel gli Stones la mostrano con il discreto VOODOO LUNGE del1994 in cui il bassista Daryl Jones (già con Miles Davis e Sting) prende il posto di Bill Wyman.

Un anno dopo esce il soddisfacente STRIPPED, in parte dal vivo e in parte registrato durante le pause dell'ultimo tour in cui gli Stones si tolgono la soddisfazione di cantare la loro canzone: una riuscita cover di Like A Rolling Stone, il classico di Bob Dylan trascina il disco in vetta alle classifiche.

Nel 1997 l’anonimo BRIDGES TO BABYLON segnerà un’altra battuta di arresto; segue la operazione di puro marketing con la pubblicazione nel 2002 di Forty Licks, raccolta doppia che porta gli Stones ancora una volta in giro per il mondo che ha il notevole merito di favorire la pubblicazione del cofanetto Four Flicks da 4 DVD (2003).  

Un'uscita meravigliosamente eccessiva e strabordante, un documentario bellissimo sulla preparazione del tour (le session parigine, le prove di Toronto e l'anteprima per i 900 fortunati del Palays Royale, il debutto a Boston), un concerto in un palazzetto, uno nello stadio, uno in un club, inediti, contenuti speciali e come se non bastasse, una parata di chitarre da perdere la testa … a volte è meglio non vedere ....

A BIGGER BANG del 2005 ci restituisce una band finalmente in forma che pare aver fatto tesoro delle esperienze dei singoli componenti del gruppo, un sound fresco e carico di groove che anche grazie ad una gigantesca operazione di marketing rivede i Rolling Stones in partenza per l’ennesimo tour mondiale e catapultati per incanto in vetta alle classifiche.

Se la longevità forzata degli ultimi vent'anni ne ha fatto delle stagionate caricature di rockstar, la selvaggia creatività dei loro anni d'oro ha rappresentato una svolta decisiva nella storia del rock. I Rolling Stones sono diventati il prototipo della rock band costruita attorno a un frontman sensuale e carismatico, ad un chitarrista sfrenato e ad una sezione ritmica implacabile.

Sono stati loro a tracciare la via maestra attraverso la quale la musica di Chuck Berry ha sorpassato il Duemila. Dai Led Zeppelin ai Nirvana, fino alla Jon Spencer Blues Explosion non si contano i tentativi di emulazione: tutti devono a loro quacosa. Non è importante stabilire se i Rolling Stones siano o siano stati la più grande band del rock. 
I Rolling Stones, più semplicemente, sono il rock.

 

 

Ma questa, è un’altra storia.

L27