Elucubrazioni sparse sul suono di questo e sui pezzi di quello

Author: alfio / Date: Thu, 07/30/2009 - 02:45 /

Ripartiamo dalla domanda che era

Perché anziché scimmiottare il suono di XXX non cercate un vostro suono?
La mia risposta è: e perché no?!

Anzitutto personalmente rifuggo le verità assolute, le indicazioni dogmatiche, tanto più che qualche volta vanno revisionate persino nei contesti scientifici (tanto per citare un esempio off-topic, all’inizio del ‘900 si è scoperto che la meccanica Newtoniana, vecchia di secoli, stracollaudata e tuttora ben funzionante, non era altri che un caso particolare – di applicazioni ampissime, d’accordo, ma pur sempre un caso particolare - della meccanica relativistica), figurarci in ambiti meno rigorosi e più legati al gusto e ai processi di scelta del cervello umano.

Mi viene da pensare che chi fa un’osservazione del genere parta dal presupposto che chiunque imbracci una chitarra ed orienti il suo timone sonoro verso lidi già scoperti stia in qualche modo sprecando il suo talento artistico.

Ma ne siamo proprio sicuri? Siamo tutti potenziali artisti? Siamo tutti in grado di dare un contributo inedito che possa interessare anche gli altri?
Su questo punto tornerò più avanti, nella trattazione del secondo aspetto che mi preme affrontare.

L'imitazione del suono

Tornando all’imitazione dei suoni, ma se uno si diverte a scimmiottare i suoni di chicchessia che male fa? Sta togliendo spazio a qualcun altro? Se è motivato da passione o da limitata ampiezza di vedute, da interesse “storico” oppure da sdoppiamento della personalità (si è svegliato un giorno e ha iniziato a credere di essere Elvis!), qual è il problema? Se vuole spendere migliaia di euro in strumentazioni vintage ricercatissime non sono forse affari suoi?

Perché ci deve essere per forza qualcuno che gli dice cosa deve fare? Perché qualcuno deve criticare la sua mania, ma si chiamiamola proprio mania, e deve sentirsi in dovere di consigliargli di fare altro?

Vogliamo cominciare a pensare che forse, per la maggior parte di quelli che possiedono uno strumento, la musica è un puro e semplice divertimento? Vogliamo considerare che la maggior parte di quelli che fanno cover e tributi lo fanno per libera scelta, sia nel caso che sia dettata da un spirito commerciale (faccio un tributo a Ligabue perché così ho più possibilità di avere ingaggi) sia nel caso sia una scelta passionale, perché magari sono cresciuti sognando il suono di Brian May?

Vogliamo cominciare a pensare (e questa nuova domanda mi farà da ponte per la seconda parte dell’articolo) che molti di quelli che suonano sono ben consci dei propri limiti e sanno perfettamente che se si mettono a scrivere, suonare dal vivo o registrare qualcosa di proprio otterranno una immane cagata?

Se questa considerazione la facesse pure chi scrive libri forse avremmo delle librerie mezze vuote, ma almeno potremmo fare a meno della biografia di Cassano! :)

Consapevolezza

Ecco questa è la chiave di volta, la consapevolezza di cosa si sta facendo.
Ed è ciò che manca a chi alimenta di solito le polemiche tra cover e pezzi propri.

Molti si dedicano a cover con notevole attenzione alle esecuzioni e ai suoni, magari ottengono dei risultati di buon livello, e credono di aver diritto ad un posto nell’olimpo dei musicisti.

Beh personalmente dissento da questa visione: non c’è niente di male a proporre cover e tributi, e non c’è dubbio che il lavoro fatto a livello di studio dei pezzi e dei suoni vada rispettato e riconosciuto.

Essere artisti però, secondo me, è un’altra cosa. Secondo me, e mi permetto di sbilanciarmi solo perché faccio parte proprio di questa categoria di specializzati in tribut-ologia (perdonatemi il neologismo!) dando un giudizio che potrebbe essere impopolare , sono, anzi siamo, degli intrattenitori, non degli artisti.

Possiamo suscitare delle emozioni nel pubblico, beneficiarne a nostra volta, sentirci soddisfatti di ciò che facciamo per passione, per ego o quello che vogliamo, ci divertiamo e non c’è niente di male in tutto ciò. Basta essere coscienti che artisti non siamo davvero.
Ovviamente escludendo chi sceglie di reinventare i pezzi riproponendoli con una chiave di lettura completamente diversa, arricchita di nuovi contenuti e doverosamente ben suonata. Insomma la cover d'autore.

 

Il rovescio della medaglia

Poi c’è il rovescio della medaglia: faccio dei pezzi miei, quindi sono un artista.
E pure qui è davvero dura. Mi rendo conto che il confine tra una tela su cui abbiamo spatolato un po’ sopra ed un capolavoro di arte moderna, tanto per usare una metafora dissacrante, possa apparire sottile, specie a chi non è particolarmente educato all’analisi di un’opera d’arte.

Chiariamoci, personalmente nutro grande ammirazione per chi sperimenta nuove strade e si cimenta nella composizione.
Miles Davis disse: “non suonare quello che c’è, suona quello che non c’è”.

Benissimo, sacrosanto, da imprimere nella pietra a caratteri cubitali, ma quanti Miles Davis avete conosciuto in vita vostra?
Per carità ognuno ha il diritto di provare, anzi il dovere se ne sente la vocazione, e va benissimo caricarsi di autostima per cercare di ottenere il massimo. Ma da li a salire su un piedistallo solo perché “questa accozzaglia di suoni l’ho fatta io, è mia e solo mia ed è arte”, beh anche qui ce ne passa.

Riassumiamo

Non so se il collegamento tra i due temi trattati sia evidente.
Probabilmente no, provo a riassumere. Per affrontare discussioni in cui si critica e si esprime giudizio sulle scelte degli altri ci vogliono due ingredienti fondamentali: rispetto ed equilibrio.

Il primo serve perché ognuno è libero di divertirsi come meglio crede, fintanto che non invade gli spazi altrui pretendendo di andare ad insegnare qualcosa.

Il secondo perché solo la coscienza dei propri limiti può far scoprire che spesso non è necessario o utile giudicare. O quantomeno per capire che il primo giudizio critico dovremmo riservarlo a noi stessi.

Spero che quanto abbiate appena letto non sembri un delirio senza né capo né coda, né tantomeno sia visto come un attacco personale a chicchessia. Tra l'altro ho pure usato la delicatezza di non usare mai Gilmour negli esempi...

Mi auguro però di aver detto un po’ di cose non condivise e di aver magari anche, in modo sano, provocato.
E adesso vado a lucidare la corazza in attesa dei vostri commenti!

 Gigi (aka Alfio)

Comments

alfioThu, 07/30/2009 - 10:50 July 30, 2009

Lauro, la tua affermazione "personalmente non trovo e non ho mai trovato in vita mia una qualsiasi motivazione che mi possa portare ad esibirmi come "copia" di qualcun altro" la trovo fortemente condivisibile (oltre che rispettabile).

E in un certo senso contiene la vera essenza del mio pensiero: ognuno si diverta come crede! Quello che cercavo di far risaltare è che si può convivere con chi ha un approccio diverso senza necessariamente dover entrare in conflitto e doversi giudicare a vicenda.
Sta tranquillo che non mi faccio venire il fegato grosso! E pure il ruolo di avvocato del diavolo (aka Gilmour-imitatore de noiantri) in realtà non me lo sento nemmeno mio, perchè al di fuori del tributo Pink Floyd ho suonato, suono e suonerò altro con altri suoni (tutto a c*** di cane, ma questa è un'altra storia).
Semplicemente trovo superfluo che qualcuno debba per forza giudicare il modo in cui ognuno si trastulla ed ho volutamente enfatizzato un po' i toni perchè volendo scrivere un articolo del genere tanto valeva farlo un pizzico provocatorio! Anzi pensavo che me lo cassavate... :-)

PS purtroppo sabato sono impegnato sennò un saluto al mini-burbero glielo facevo volentieri!
 

Gigi (aka Alfio)

 


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felicevaiThu, 07/30/2009 - 08:22 July 30, 2009

Io credo che un bravo musicista debba riuscire a tirare fuori la propria voce, cosa che accade quando si raggiunge un certo grado di maturità sullo strumento ed in ogni caso tale maturità risulterà influenzata da ciò che ha ascoltato negli anni, ma credo anche che un bravo musicista, soprattutto se desidera lavorare come professionista, debba essere in grado di tirare fuori anche suoni altrui, perchè spesso viene richiesto di tirare fuori "il suono di quel disco"...

Come tutte le cose la soluzione risiede nell'equilibrio delle persone.

Certo è che se uno passa la vita solo a cercare il suono del tanto osannato idolo, si perdono di vista entrambe gli obiettivi e si annulla la propria personalità musicale.

 

 "La terra ha Musica per coloro che ascoltano"    William Shakespeare

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robyzThu, 07/30/2009 - 15:01 July 30, 2009

Il ragionamento mi sembra sensato ma poi mi guardo in giro e noto che la maggior parte dei musicisti in erba suona roba propria, compone e cerca gruppi che fanno musica originale, sunando le cover solo per riempire tutto il repertorio quando i pezzi propri sono pochi, mentre la maggior parte dei musicisti "maturi" ha smesso di suonare cose proprie per diedicarsi alle cover e più passa il tempo e maggiore è l'età media dei brani scelti ed il tasso di "tradizionalità". Io penso che la creatività sia una cosa prettamente legata all'età, dopo un po' si ridimensiona fino a trasformarsi in esperienza e riciclo delle cose creative che si è stati in grado di concepire anni prima.


Robyz - Grappero forever
giorgio montanariFri, 07/31/2009 - 05:06 July 31, 2009

 ---  Io penso che la creatività sia una cosa prettamente legata all'età, dopo un po' si ridimensiona fino a trasformarsi in esperienza e riciclo delle cose creative che si è stati in grado di concepire anni prima.

Non mi piace, ma mi accorgo che e' proprio cosi'. 

dariorepenFri, 07/31/2009 - 10:03 July 31, 2009

Creatività,fantasia,sensibilità,gusto,musicalità,sono doti naturali che nessuna scuola di musica o conservatorio,possono insegnare.Logicamente per trasmettere in musica queste doti,bisogna saper coltivare la tecnica necessaria,la quale può anche essere in certi casi individuale ed anarchica,anche se,acquisire almeno i fondamenti scolastici di base non guasta,anzi sono da ritenere determinanti per capire e risolvere certi problemi a volte difficili da comprendere da un autodidatta che studia senza l'ausilio di una sapiente guida.Dai conservatori,come è giusto sia,esce gente ben preparata,musicalmente colta,estremamente disciplinata,perfetti esecutori;tuttavia molto spesso mi è capitato di notare la difficoltà che questi musicanti hanno nell'uscire dai propri schemi,dal non riuscire a suonare nulla di proprio sopra le righe dello spartito o di non scritto,nessuna invenzione improvvisa,dettata da uno stimolo dei propri sentimenti espressi in note musicali;classicismo,quadratezza assoluta,grande spessore tecnico/teorico ed esecutivo (con dovuta eccezione per i grandi compositori);ma l'arte è un'altra cosa,essa è unicamente espressività.Tale espressività molte volte è momentanea o di breve durata,non deve mai essere ricercata o forzata,ma ogni tanto esce e coinvolge,può fluire come un fiume in piena o disporsi attraverso poche sensibili gocce d'estro.Non ricercatela,se è dentro di voi,ogni tanto uscirà,non è solo questione di talento,ma di anima. Il suono invece sia sempre e rigorosamente quello che piace a noi stessi;altrimenti,se proprio vi piace farlo,copiatelo,perlomeno serve ad imparare a gestire al meglio gli strumenti,ampli,rack,pedali,ecc. in primis!

ciao Dario

giorgio montanariThu, 07/30/2009 - 08:47 July 30, 2009

 Be', io pagherei (se li avessi) per certe copie d'autore: Van Gogh che rifa' Delacroix, Picasso che rifa' Velazquez,ma anche tanti antichi che fanno il verso, citano, rifanno altri classici: basta andare nelle sale vaticane per vedere quanto aperti tenesse gli occhi Raffaello...

Ovviamente, parliamo di copie d'autore. In questi casi l'autore viene prima della copia.

Anche in musica abbiamo esempi eccelsi. 

Tutto cio' giustifica qualsiasi odio o amore per le cover band? A mio parere no. Spesso le trovo noiose, prevedibili e prive di identita'. Altre volte mi fanno impazzire: ricordo una band in Italia che rifaceva in chiave jazz pezzi di Bowie, Clash e altri; ricordo una band che rifaceva pezzi pop in chiave R&B; ricordo anche Clapton che suona Crossroads.

Insomma, sposo l'approccio dell'autore dell'articolo ed eviterei ogni dogmatismo. Poi certo lo spazio che si da' alle cover band, assieme a quello che si da' ai dj/musica registrata/attaco il mio ipod... stanno velocemente uccidendo la musica dal vivo nei locali che era la grande culla di band "vere", e non progetti discrografici creati intorno a singoli personaggi, con lavori di equipe notevoli (arrangiatori, scrittori, make up artists, ecc...), che spesso puzzano piu' di successo preconfezionato e precotto.

Il rock muore anche cosi'. 

Sulla questione del suono: boh, sento tanta gente suonare "in stile" (ora qui a Sydney vanno molto le band che fanno garage/new wave/alternative con chitarre acide) oppure cercare mille suoni in una pedaliera con mille e un suono tutti orribili. Tutti questi li trovo indigeribili, vuoi per indigestione dei primi vuoi per immangiabilita' dei secondi.
Quando sento buoni suoni non mi pongo il problema "suona come qualcuno che conosco?" Spesso il fraseggio, la tecnica, ecc. sono personali che, anche con suoni fotocopia, l'effetto puo' essere originale. 
Nei casi delle tribute band o delle cover band realmente ben fatte... Non so che dire: non le vado a sentire a meno che non ci suoni un amico e allora ci vado (e mi diverto pure, lo ammetto).

Saro' onesto, infine: non ho ancora sentito una band attuale (che suoni cover o pezzi originali) che mi piaccia realmente. Al massimo e' un "dai, non male". Ma se mi devo convincere per farmi piacere la band di Tizio o di Caio piuttosto sto a casa e attacco il giradischi!

Oggi sono polemico, che ci volete fare? ;-)

giorgio montanariThu, 07/30/2009 - 13:35 July 30, 2009

 Dopo una bella cenetta e dopo aver guardato gli Who (Live at the Isle of Wight) e i Beatles (Let It Be - tra parentesi, per Winston: ho notato canali ponticellati sugli ampli, possibile?), mi sento piu' filosofo. Ammetto la possibilita' che esista un pool di musicisti che, per eta', generazione, coincidenze della vita, suona in modo simile e le major li pescano ad hoc a seconda della moda della stagione. A me, come ascoltatore, poco cambia pero'. ;-) 

giorgio montanariThu, 07/30/2009 - 23:14 July 30, 2009

 Nel live sul tetto, mi sembra che Harrison e McCartney avessero un cavetto tra i due canali dell'ampli, ma potrebbe essere una spira di un cavo arrotolato tenuto sull'ampli che pende. Pero' la lunghezza in entrambi i casi e' la medesima e casca nello stesso punto... Non saprei.

alfioThu, 07/30/2009 - 11:13 July 30, 2009

Paolo, anzitutto, come già detto nell'articolo, la tua è un'affermazione talmente largamente condivisa che anche volendoci mettere tutta la malizia non potrebbe diventare una questione personale!
In realtà quello che mi ha "scatenato" a far nascere questo confronto - che finora è senz'altro costruttivo e civile - è che personalmente ritengo che se si parla di suoni di tizio o di imitazioni di caio chi non è interessato o non condivide potrebbe semplicemente non perdere nemmeno tempo a leggere.
Questo non perchè non ci sia libertà di parola o tantomeno perchè il tuo parere non vada rispettato.
Anzi è stra-condivisibile ed è sintomo di un approccio "maturo" alla musica e anzi all'arte in toto, visto quello che scrivi a proposito dei tuoi quadri.
Semplicemente esistono delle nicchie di gusto (o di mercato) in tutti i generi (non solo musicali o artistici) che possono essere definite solo dal gusto o dall'esigenza personale.
Se questo fosse un forum sui i libri io non andrei a commentare il post sulla recensione della biografia di Cassano. Chi vuole se lo compri pure, a me non interessa, credo che la mia decisione di non comprarlo e non leggerlo sia frutto di gusto, di ragionamento, forse pure di un pizzico di cultura, ma non è necessario che io vada a giudicare chi lo compra. C'è gente che lo trova interessante? Benissimo. C'è una casa editrice che lo trova una buona speculazione? Che facciano pure.
E' chiaro che se mi chiedono la mia opinione rispondo che probabilmente (e dico probabilmente perchè in realtà non l'ho letto) è una cagata per cui non vale la pena di sprecare il tempo, ma non sento la pulsione di andare per forza a dire a chi lo legge di scegliere piuttosto Oscar Wilde.

Il secondo punto cruciale, con cui poi ho affrontato il discorso cover-non cover è che non tutti sono in grado di percorrere strade innovative e personali artisticamente parlando. Può succedere che non si divertano a farlo, può succedere che la cosa diventi addirittura frustrante. E magari si divertono come matti a imitare Gilmour perchè prendono la chitarra in mano mezz'ora a settimana, e per loro il massimo è chiudersi in camera a suonare sopra il cd di the wall. E avrebbero trovato interessante l'articolo sul Gilmour gear se non fosse stato una simpatica bufala del burbero.
E che male c'è se sul laster fosse apparso un articolo del genere, se fosse stato vero?
E siamo sicuri che incoraggiare i patiti dell'imitazione a cercare un suono loro sia la cosa giusta da consigliargli? Personalmente li incoraggerei a divertirsi.
E, ripeto, io rispetto completamente e trovo di grande maturità il tuo punto di vista sulla personalità del suono e capisco perfettamente che le copie non ti appassionano. Solo che non siamo tutti uguali!

Come detto anche nel posti di risposta a Lauro, davvero non ce l'ho con nessuno, ho voluto affrontare un argomento spinoso andando un po' controcorrente e difendendo posizioni in cui nemmeno mi rivedo completamente!
Si Gilmour mi piace, non c'è dubbio, e mi piace la sfida (perchè la vivo così) della ricerca del suo sound, ma ti posso garantire che se suono in preda all'istinto un Marshall tirato a canna mi basta e mi avanza!

 

Gigi (aka Alfio)

 


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alfioThu, 07/30/2009 - 13:11 July 30, 2009

Paolo, grazie per aver ulteriormente sviluppato il tuo punto di vista.
Sono ben conscio che un confronto musica inedita vs cover non porta da nessuna parte come tecnica vs cuore, fender contro gibson eccetera eccetera. Non ho nessuna intenzione di incentivare una discussione in questo senso.
E non sono affatto il portabandiera del partito "imitare è bello o giusto".
Il mio obiettivo era un confronto sul tema che potrei riassumere come:

libertà di scegliere di imitare (per vocazione, limitatezza, follia, qualunque ragione)
vs
opportunità di criticare questa scelta da parte di chi non ama le imitazioni

In questo confronto io prendo chiaramente una parte, la prima, perchè ritengo che ognuno è libero di coltivare le manie, musicali e non, che vuole (fintantochè non si sente un padreterno per questo) senza necessità che chi è dotato di un'approccio più artistico, di un'apertura mentale maggiore debbe necessariamente giudicarlo o indicargli una strada diversa.

Riguardo a Hendrix concordo quasi del tutto su ciò che scrivi: anch'io lo trovo tremendamente avanti a tutti (tutt'ora, a 40 anni dalla morte!), talmente avanti che certe cose forse nemmeno le capisco.
Con un piccolo, opinabile e personale, però: quando ho ascoltato Little Wing fatta da SRV, mi è sembrato di sentire un'interpretazione personale delle idee di Hendrix.  Come se Hendrix fosse per un momento risuscitato in quell'interpretazione.
Ovviamente nella sua (ahimè breve) carriera  SRV si è mosso in un contesto limitato al blues mentre Hendrix ha creato e spaziato molto. Però quella cover, una vera cover d'autore, m'ha dato la sensazione che SRV avesse recepito il "messaggio" di Hendrix.
Ovviamente tutto ciò è completamente opinabile!
 

Gigi (aka Alfio)

 


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LollofunkyFri, 07/31/2009 - 17:47 July 31, 2009

IO so chi sono I meters!!! ho vinto qualcchecosa?? : ): ):)

ma se mi metto a suonare i MEters e un po di funky dove  mi faranno suonare?? :)

robyzMon, 08/03/2009 - 12:32 August 03, 2009

"il problema delle cover band non è tanto che suonano delle cover, ma che per ogni città ci sono 10 band che suonano Vasco, 10 che suonano Ligabue, 10 che suonano i Pink Floyd etc."

Però, nonostante sia il primo a dire che davvero non se ne può più dell'ennesima cover del trittico malefico (magari per i PF posso anche apprezzare maggiormente, per gli altri due proprio mi si gonfiano i coglioni al pensiero), bisogna dire che questo però non è che un caso specifico e non un discorso generale sulle cover band, penso che in fondo il succo della questione non sia cover band vs originali quanto pessimi gruppi vs gruppi da accettabili in su.


Robyz - Grappero forever
GiacomoThu, 07/30/2009 - 23:39 July 30, 2009

"Tipicamente i gruppi di successo hanno sempre un percorso parabolico. Salgono fino ad un picco, poi calano perchè non riescono più a sorprendere. Così per me anche per i chitarristi e i loro suoni."

Perfettamente d'accordo, ma mi permetto di segnalare l'unica eccezione (secondo me): i King crimson, Robert Fripp. Robert Fripp, un'altro (oltre a Hendrix) chitarrista e compositore geniale che suona ormai da 40 anni!!! E' in continua evoluzione sia per quanto riguarda i suoni sia per quanto riguarda la musica che crea, aiutato anche da personaggi come Adrian Belew...!!. Io tra l'altro preferisco gli ultimi lavori dei King Crimson (da VROOM in poi) e non bisogna dimenticare i lavori di Fripp con la Crafty Guitar League.

Se posso consigliarvi un loro disco vi consiglio il DVD live Eyes Wide Open.

 

un saluto a tutti

Giacomo

 

lorenzoens (not verified)Thu, 07/30/2009 - 14:56 July 30, 2009

Ciao Paolo,

secondo me c'è un fraintendimento di base, cercherò di esprimermi con un inguaggio da sdraio e ombrellone.

Quello che Alfio sostiene, ed è una cosa rara da ascoltare quindi mi sembra particolarmente meritevole di attenzione, è che non tutti vieniamo educati e nasciamo lupi e creatori. La condizione esistenziale riguarda necessariamente un singolo che ne ha anche la responsabilità.

Il primo passo verso qualsiasi crescita è ammettere il punto in cui ci troviamo. Ed è molto, molto difficile farlo in modo sincero. Ma occorre capire che non c'è un meglio e un peggio, non è che si debba dire "ok, mi accontento di stare al livello 2 in una scala da 0 a 10". Si tratta di riconoscerci per quello che siamo, agire in modo assolutamente autentico, e mantenersi consapevoli. Il resto viene di conseguenza.

Faccio un esempio estremo: la seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto sono momenti che NON dobbiamo e non possiamo permetterci di dimenticare per un motivo principalmente: ci hanno costretto a ridefinire l'immagine che abbiamo dell'uomo, che si è mostrato capace di abomini prima impensabili. Stermini sistematici condotti con efficienza mai più ripetuta nella storia (ricordo che la seconda GM è stato il momento in cui la ricerca scientifica ha raggiunto un picco di crescita mai più uguagliato nella storia) Si tratta di ammettere che la guerra CI PIACE, a tutti, anche ora, ed è una condizione di base che riguarda TUTTI. E non è un problema, anzi: perché ammetterlo ci mette nella condizione di scegliere, di riconoscere la nostra responsabilità.

Credo che il post di Alfio sia andato in questa direzione: riconosciamoci. Molti non si trovano nella condizione di sviluppare un suono uno stile e un'arte personali. Basta ammetterlo, e poi da lì si parte.

 

Lorenzoens

robyzFri, 07/31/2009 - 09:09 July 31, 2009

Non ho molto tempo e mi spiace perchè l'argomento è molto stimolante, però una cosa la voglio dire: tanti anni fa lessi un'intervista in cui Blackmore, alla domanda "come si diventa un grande musicista" rispondeva grossomodo che l'importante era copiare, copiare tutto quel che si ascoltava, cercare di imparare tutto dagli altri senza preoccuparsi tanto, se poi c'è quel "qualcosa", verrà fuori col tempo.

Dopo quasi 30 anni (nemmeno suonavo all'epoca), ne sono ancora convinto, non serve spingersi ad essere creativi ne serve costringersi alla copia fedele, la nostra dimensione naturale è rifare qualcosa che abbiamo sentito secondo i nostri schemi e le nostre caratteristiche, penso che tutti i grandi ed i meno grandi alla fine siano partiti così e che quelli che avevano nella testa qualcosa di davvero rivoluzionario dal principio siano davvero pochissimi, quello che conta non è il principio ma il viaggio. Poi esistono metodi e schemi di lavoro che possono aiutare questo processo sia per enfatizzare maggiormente il lato creativo come altrettanti che aiutano nel processo di "replica".

Ultimo appunto, forse il più attinente al topic di questo mio intervento: credo che il processo in cui uno copia con la massima fedeltà il suono o lo stile o il pezzo singolo sia una palestra fondamentale per imparare davvero a suonare, copiare significa per prima cosa "capire" a fondo ciò che si studia, attenzione ai particolari, non fermarsi alle cose evidenti ma andare a fondo, tutto questo, inevitabilmente, è prezioso per sviluppare la propria tecnica (in senso ampio, esecuzione ma anche capacità di interagire con gli strumenti per ottenere ciò che si vuole), la propria visione musicale e il proprio orecchio per il suono, se non avessi passato giornate intere a smanettare su ampli, effetti e chitarre nel tentativo di imitare e conoscere tutti i suoni che mi piacevano e che avrei voluto usare, oggi non saprei quello che so e probabilmente avrei molta più difficoltà a trovare un suono soddisfacente.


Robyz - Grappero forever
JcpThu, 07/30/2009 - 08:43 July 30, 2009

Sono d'accordo con te quando parli di libertà all'inizio del tuo pezzo ma sono anche dell'idea che ci siano artisti che fanno cover come degli imitatori che credono di essere originali solo perchè hanno scritto un pezzo loro.

Ma al di là di questo la conoscenza dei classici (chiamiamo così la ricerca dei suoni "famosi") in un certo senso è necessaria.

Io la vedo piu' come una palestra per arrivare a fare le proprie cose.

Picasso non ha realizzato i suoi quadri in quella maniera perchè non sapeva dipingere nella maniera in cui tutti dipingevano. E' andato oltre le regole. Le ha superate. Cosi' anche in letteratura hanno fatto altri.

 

 

PigiThu, 07/30/2009 - 08:52 July 30, 2009

Secondo me bisogna distinguere il discorso suono dal discorso cover: l'abilità di esecuzione è, per me, quasi completamente scollegata dall'abilità nello scrivere i pezzi. I musicisti classici di fatto eseguono solo "cover" (ne conosco un paio che mi ucciderebbero per questa affermazione), nell'ambito rock-blues suonare un pezzo o un altro non fa tanta differenza, tant'è che anche i più grandi artisti in questo genere hanno in repertorio numerosi pezzi altrui.

Di base il problema è questo: se vuoi avvicinarti al suono o allo stile di un artista per proporlo in pubblico sei costretto ad essere impeccabile: spesso infatti escono risultati mediocri perché il riferimento è spesso troppo alto rispetto chi suona. Altrimenti uno propone la sua roba, anche in pezzi di altri, a quel punto il metro di giudizio non è più "quanto sei vicino all'originale", ma quanto mi piaci/non mi piaci.

Va da sè che nella propria cameretta sono lecite tutte le pratiche autoerotiche di questo mondo, compreso il suonare texas flood con la number one replica con le bruciature di sigaretta al posto giusto, la tracolla con le note ed un paio di stivaloni di pitone.

boccolo2001Thu, 07/30/2009 - 08:58 July 30, 2009

La ricerca del proprio suono va bene, ma da qualcosa si dovrà pure partire: dal suono di altri. Quanti ragazzini hanno imbracciato o imbracciano la chitarra per fare l'intro di "Sweet Child O' Mine" o "Back in Black" o i Metallica (ehm...)? Il piacere di suonare (IMHO) è dato anche dal sentire quel suono, o qualcosa che si avvicini ad esso (OK, è infantile, ma delle volte quando suono i Guns sogno di essere Slash in qualche concerto... ecco... l'ho detta...). Naturalmente sarà un punto di partenza per una maturazione che arriverà solo col tempo e tante ore spese a suonare. Se dovessi usare le ore che suono per provare suoni, configurazioni, mi passerebbe la voglia. Poi come le provo? Mi basta un giro di do per capire se un pulito è meglio di un altro? Due power chord per i distorti? E per i delay? suono dry-wet, che è? Ho una pedalieri in cui uso solo i suoni predefiniti. Ho provato a spippolare i comandi per modificarli. Ci ho messo un pomeriggio. Suono bellissimo, mi piaceva. Ma l'ho buttato il giorno dopo, che mi faceva schifo.

Riassumendo: penso che cercare il suono di altri chitarristi serva come "blocco di marmo" su cui scolpire il proprio. Ma ci vuole tempo, pazienza e talvolta conoscenze che esulano dal mero suonare e conoscere la propria strumentazione (discorsi del tipo un condensatore da 1 microF al posto di uno da 100 microF non tutti hanno la pazienza e la voglia di studiarli...). 

Ad estremizzare il concetto del cercare il proprio suono che dev'essere originale perchè e fatto da noi, solo per noi, allora dovremmo costruirci o farci costruire chitarre solo per noi, con le caratteristiche che vogliamo; stesso discorso per pedali ed effetti. Invece spesso compriamo chitarre, ampli ed effetti di marche note e stranote (e magari non ci spostiamo da esse), ma sono pur sempre il "blocco di marmo" su cui le nostre dita scolpiranno il nostro suono, inteso anche come modo di trasmettere il nostro mood diverso con la stessa canzone.

Ciao

Corrado

alfioThu, 07/30/2009 - 11:49 July 30, 2009

"OK, è infantile, ma delle volte quando suono i Guns sogno di essere Slash in qualche concerto... ecco... l'ho detta..."

Esatto! Sarà pure infantile ma la musica può essere anche vissuta con questo spirito di puro divertimento, magari fine a se stesso e non artistico. Perchè no? In alcuni casi è il primo passo verso una maturazione, in altri no, ma mica possiamo essere tutti artisti! Ho usato il plurale, ma magari tu lo sei e stai per esplodere: in quel caso ricordati degli amici! :-)

Aggiungo un'altra considerazione su ciò che hai scritto: il non provare soddisfazione nella creazione di suoni "elaborati" può essere la tua filosofia del suono. Oppure può essere una fase di rigetto a cui ne seguirà, magari tra anni, una di profonda ricerca elucubrativa con una strumentazione diversa.
Staremo a vedere! In ogni caso buon divertimento!

Gigi (aka Alfio)

 


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AlexUnderThu, 07/30/2009 - 17:40 July 30, 2009

>Esatto! Sarà pure infantile ma la musica può essere anche vissuta con questo spirito di puro divertimento

Anfatti, alla fin fine quelli che adorano fare Karaoke stonando come campane ma si divertono da matti che sono? Tutti coglioni(beh...oddio:)
Scherzi a parte, non parliamo di cover/tribute vs originali qui! Ma cerco il MIO suono/copio quello degli altri.
Alla fine c'è chi spippola ma non trova e quello che si affida a suoni "precotti", ed infine quelli che fanno karaoke con la chitarra che a cantare porelli, so troppo stonati.
Io penso al Mozz che per anni ha fatto musica sua ma senza grosse soddisfazioni ed adesso mi dice di preferire far cover, che lo soddisfa di più, io son contento per lui e ci mancherebbe che uno non fa quello che gli piace, eppure ha un bel tiro e non scopiazza nessuno.

Ma c'è pure gente come me che è tutta la vita che prova a crearsi un suo suono, con casse autocostruite, rack di marche diverse e costumizzazioni su una sola strato, ma, alla fine: come cazzo si fa ad avere un suono originale quando questo non esiste??
Perchè diciamocela: non esiste! Compriamo roba usata da milioni di altri, fatta tutta con la tecnologia di 60 anni fa, pedali copia di questo e surrogato di quello, dalli al digitale perchè freddo, ma l'unico un po' più recente(seppur già vecchio di 30), insomma, ma come faccio a crearmi un mio suono? boh, ditemelo che lo cerco da sempre! E non mi dite che sta nelle mani che ve le strappo e ci gioco a schiaffo del soldato!

:P


La risposta è dentro di te...epperò è sbagliata. - Quelo
AlexUnder .::Mururoa::.
alfioThu, 07/30/2009 - 17:48 July 30, 2009

Se vuoi avere un suono... "veramente tuo"... insomma che ti viene "dal di dentro"... beh il "concepimento" comincia a tavola con la giusta alimentazione!

 

Gigi (aka Alfio)

 


www.younglustband.it
www.myspace.com/younglust06

AlexUnderThu, 07/30/2009 - 17:50 July 30, 2009

Ah beh, ma se è per quello, non ho neanche bisogno di mettermi a tavola prima.
Amme mi vengono d'istinto e di getto, so'n virtuoso io....macchennesaai....


La risposta è dentro di te...epperò è sbagliata. - Quelo
AlexUnder .::Mururoa::.
robyzMon, 08/03/2009 - 12:40 August 03, 2009

"insomma, ma come faccio a crearmi un mio suono? boh, ditemelo che lo cerco da sempre! E non mi dite che sta nelle mani che ve le strappo e ci gioco a schiaffo del soldato!"

Purtroppo è proprio così e non se ne esce, la strumentazione, anche se usata da millemila persone (che poi il 90% di queste la usa a sproposito e non ha nessuna possibilità di tirarci sfuori un suono che valga la pena di essere ricordato), permette di ottenere millemilamilioni di variazioni e gran parte di queste sono legate comunque al tocco ed al modo di sfruttarlo... nessuno sa fare il wah wah con le dita o l'eco o l'effetto leslie, serve averla la strumentazione, ma il giusto connubio fra l'uso sapiente degli strumenti e della tecnica escutiva è quello che crea il suono originale. Secondo me sono molte più persone ad avere un suono originale, è che il più delle volte quel suono è una merda, ed una merda originale rimane sempre in prima battuta una merda.


Robyz - Grappero forever
FerroFeThu, 07/30/2009 - 23:59 July 30, 2009

"Esatto! Sarà pure infantile ma la musica può essere anche vissuta con questo spirito di puro divertimento"

Anzi, direi che la musica VA vissuta come divertimento, sia essa cover, scrivere canzoni, registrarle... Se non ci si diverte si va poco lontano. Una volta che hai raggiunto l'obbiettivo del divertimento, una volta che tutte le volte che suoni ti diverti, allora inizia la fase creativa.

Easy like sunday morning... Sometimes!

http://www.myspace.com/radiocasino

alfioThu, 07/30/2009 - 11:32 July 30, 2009

"Quindi sono il peggior imitatore che esista: faccio cover di un gruppo col suono che ha il chitarrista di un altro."

Non è vero, semplicemente si sente un'influenza. Personalmente non ci trovo niente di male, poi è chiaro che può essere artistico o no, dipende da come si evolve lo stile.

Recentemente un amico mi ha chiesto di mettere una traccia di chitarra su un brano. Era un esercizio abbastanza Floydiano (pezzo lento, synth e archi in sottofondo,sembrava proprio che aspettassero che Gilmour infilasse il jack) e non è stato casuale che lo abbia chiesto a me sapendo cosa suono. Ho fatto una take al volo senza pretese ma per solo per fargli sentire un demo su cui poi discutere. Riascoltando mi sono accorto che, nostante avessi costruito la melodia in modo abbastanza personale c'erano dei fraseggi chiaramente Gilmouriani. Troppo Gilmouriani. La cosa non ha avuto seguito ma se avessi dovuto fare una registrazione seria li avrei senz'altro tolti. Va bene l'influenza, va bene la citazione, oltre una certa soglia però è meglio fermarsi a riflettere.
Un esempio positivo in questo senso: conosci l'album di De Gregori "Canzoni d'amore" (mi pare sia del '93 o giu di li)? Il chitarrista che ha arrangiato i brani suona in modo molto knopfleriano. Epperò c'è anche del suo, c'è molto del suo e secondo me il risultato è apprezzabilissimo. Se non lo conosci ascoltalo.

"ovviamente, quando suono Blues, me ne strafotto del suono che ha il bluesman di turno che voglio suonare. Li il suono è tanto legato all'animo del chitarrista che per lo sforzo di imitare un suono a tutti i costi potremmo finire a perdere il pathos che si ha nell'esecuzione dei pezzi."

Straquoto. In quel caso fanculo compressori, delay e minchiate vari: si cerca solo il livello di gain giusto, PU al manico ed il resto è cuore!
 

Gigi (aka Alfio)

 


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TexasfloodThu, 07/30/2009 - 13:48 July 30, 2009

Per quel che riguarda il "mio" suono posso dire di averlo tovato quando non lo cercavo...come l'amore, ma questa è un'altra storia.

Tutti abbiamo artisti di riferimento e di conseguenza suoni da "avvicinare", credo sia un passaggio obbligato quando il bagaglio "chitarroso" è scarno e bisogna pur iniziare da qualche parte, ma poi si cresce e si DEVE cercare la propria identità, magari senza trovarla mai.

Per quel che mi riguarda ho visto la luce quando ho iniziato a studiare di più aspetti come il "tiro" sullo strumento e il "gusto" delle frasi da eseguire, il tutto con la chitarra rigorosamente spenta.

Ho scoperto che se "spingi" da spento, collegato ad un buon ampli diventi inarrestabile!

Come per magia sono spariti dal mio set up gli effetti da migliaia di euro e sono rimasto con il fedele Twin reverb e due pedalini over drive a sostegno della mia amata Strato, il tutto pilotato dal potenziometro del volume.

Non uso nemmeno l'equalizzatore dell'ampli, metto tutto a 10 e suono e sono contento, anzi: ...di più!

Ho scoperto un'altra cosa: se cambio ampli (ed è capitato quando sono stato ospite con strumentazione altrui), il risultato finale cambia di pochissimo, il mio suono rimane...il mio suono SONO IO!

molokaioThu, 07/30/2009 - 13:50 July 30, 2009

Bravo! Mi è piaciuto l'equilibrio con cui hai analizzato la situazione... condivido il discorso sull'essere tribut-ari (ne ho inventato uno anche io!!) e intrattenitori e il rovescio della medaglia.

 

ora... tornando all'origine della questione. Perchè sapere grazie a cosa e come un determinato artista arriva a quel suono?

Secondo me conoscere come un artista usa i suoi effetti e quali siano permette a qualsiasi musicista proprio di arrivare a quello che diceva Paolo: Creare un proprio suono!

Infatti se no staremmo tutti a reinventare la ruota... grazie ad artisti come theedge o gilmour si può capire le possibilità d'uso di un echo/delay e partendo di li andare oltre, per esempio. Sapendo come l'artista X arriva a quel suono distorto ma cremoso può essere rampa di lancio per arrivare al proprio suono... proprio grazie alla conoscienza e alla maggiore consapevolezza. 
Lo stesso facciamo quando studiamo musica... studiamo la teoria e la sua applicazione passata o più recente èper poi approdare altrove.

Quindi secondo me i discorsi non sono separati... lo scimmiottamento invece è tutt'altra cosa e lo hai spiegato bene

 

Live Slow... Die old! ;)
___________________________________

Robz

dariorepenThu, 07/30/2009 - 15:55 July 30, 2009

Credo si stia cercando di discutere di un argomento ben noto,però girandoci attorno,cioè senza le necessarie specifiche di base.Il suono è un concetto assolutamente soggettivo,lo sentono le mie orecchie e non sono per nulla certo che lo percepiscano tale,pure le orecchie degli altri e poi:quale sarebbe questo suono da imitare assolutamente,comperando un arsenale di chitarre,ampli,pedali e accessori vari.Il suono che sentiamo uscire dall'ampli o meglio dal PA del nostro eventuale riferimento musicale (guitar heroes),oppure quello che sentiamo dal disco,magari registrato live durante il stesso concerto,oppure quello del disco con l'identica scaletta di quello live,ma costruito in studio di registrazione.Quale suono dei nostri chitarristi preferiti andiamo ad imitare? Il più delle volte quello del disco costruito in studio,poi l'ano dopo compereremo un'altro CD,nel quale vengono riproposti alcuni motivi già preposti su quello antecedente e ci si accorge che:il pezzo è quello,ma il suono è cambiato,a volte di poco,altre di molto e allora(ciò oltretutto dipende da una moltitudine di fattori tecnici e non sempre dalla volontà del famoso chitarrista che,invitabilmente,noi prendiamo quale riferimento;ora indipendentemente dal fatto che si sia un semplice dilettante,o appassionato hobbysta o vero professionista,a quale suono udito nelle diverse situazioni che ho descritto,devo fare riferimento?

Tutti i musicisti del mondo suonano Cover,di qualunque tipo o genere musicale e su questo,credo non ci siano diversità di opinione.Dalla sala da ballo,alla sagra,al night club,dal teatro,al concerto in piazza;buona parte dei cantanti e dei gruppi musicali eseguono Cover;fatta eccezione per i grandi musicisti i quali propongono esclusivamente i loro pezzi inediti a volte arrangiando in maniera diversa le loro stesse creazioni musicali,in un certo senso,eseguono una Cover della loro stessa composizione.Quindi il proprio suono in una Cover potrà essere anche diverso o più o meno modificato per piacere soggettivo,anche perchè imitarlo del tutto,come ho già precisato sopra è praticamente impossibile.

Le Tribute Band,come ben sappiamo sono gruppi di musicisti,i quali prediligono imitare nel miglior modo possibile una unica famosa band,spesso copiandone pure gli atteggiamenti gestuali ed il vestiario degli originali. Per farlo bene ,sono assolutamente necessari alcuni particolari accorgimenti.,tra i quali possibilmente sapere leggere discretamente gli spartiti,curare in maniera maniacale la voce solista ed i cori e in modo perfetto i riff,le frasi,i solismi,le stesse procedure di armonizzazione;in poche parole saper copiare tutta la gestualità tecnica.Per ultimi gli strumenti e l'amplificazione,in pratica vanno rigorosamente imitati pure questi,con conseguenti onerose spese.Dal mio personalissimo punto di vista,ritengo sia assurdo copiare l'amplificazione,posso capire le chitarre,ma gli amplificatori e le casse,lo trovo piuttosto assurdo;anche perchè torniamo al discorso primario fatto sopra:a quale disco facciamo riferimento,per quel pezzo quale ampli è stato adottato? Per l'altro invece quali chitarre ha usato il chitarrista? E il bassista invece su tre pezzi a cambiato il modello di chitarra basso e e sugli altri invece cambiato il tipo di ampli,ma mantenuto una volta una cassa,mentre poi ha suonato con il combo x e così via.Con tutto il rispetto per le Tribute Band,ma ritengo il loro modo di fare musica veramente molto complicato e forse poco divertente,poichè non creativo,è un po' come lavorare in fabbrica alla catena di montaggio e fare sempre e solo i stessi movimenti e gli stessi assemblaggi;in ogni caso ritengo giusto ben considerare chi si presta a eseguire bene questo tipo di musica,il quale è senz'ombra di dubbio un ottimo  e paziente esecutore.

Personalità musicale,riferita in questo caso al suono che piace generare tramite la nostra chitarra ed il nostro ampli.Io sono un assoluto assertore del fatto che il suono deve essere una creazione propria,cioè diversa da quelli che presumiamo possano essere le sonorità tipiche dei dei nostri chitarristi preferiti.Da sempre ho sostenuto che un chitarrista elettrico,fondamentalmente deve avere due suoni:uno assolutamente necessario,cioè un ottimo clean(indipendentemente dal riferimento storico di: Fender,Vox;,Marshall,Hiwatt o altro),mentre l'altro deve essere un buon crunch,a prescindere dal fatto che arrivi da un secondo canale dell'ampli,o da un secondo ampli separato o da un buon pedalino.Il suono lo ritengo una componente intima del mio modo di suonare e ritengo di variarlo a mio piacimento e senza seguire indicazioni esterne,è un po' come arrangiare un pezzo,modificare un progressione armonica,trovare qualche rivolto e metterlo là dove a me suona bene(senza stravolgere niente e ovviamente senza stonature),oggi magari perchè mi sento più creativo e domani invece non lo rimetto poichè non lo sento o semplicemente non mi và.Ovviamente il mio è un ragionamento soggettivo,ma della musica mi piace la possibilità e la capacità di cambiare espressione,di metterci sopra la mia impronta,possibilmente con gusto senza pesantezze o assurde dimostrazioni di potenzialità fini a se stesse.Arrangiare strada percorrendo anche immettendo una sola nota,è dal mio punto di vista,il vero divertimento della musica e sensibilità d'orecchio e naturalmente di mano,alla fine,è la nostra mano a caratterizzare il nostro suono e la nostra personalità musicale,sempre che noi,anche nel nostro piccolo,si sia saputo acquisirne o più semplicemente formarne una. This is only my opinion!

saluti Dario

dariorepenFri, 07/31/2009 - 00:04 July 31, 2009

Davide,noto con piacere che i nostri ragionamenti collimano.Alla fine conta la personalità musicale di ognuno,chi ce l'ha ed è accompagnato da una tecnica di base più che sufficiente a porre in atto le proprie fantasie musicali,secondo me è un musicista espressivo,che sa coinvolgersi,divertirsi,divertire e coinvolgere chi lo ascolta;chi non possiede questo tipo di personalità,il più delle volte è una valido strumentista,ma spesso distaccato,freddo,privo di inventiva e feeling,ossia un perfetto esecutore,il quale eseguirà senz'altro molto bene il suo soliti compito,spesso ricco di didattica,ma privo di sentimento e ancora più spesso,povero di musicalità,ossia la capacità di sentire direttamente qualcosa di musicalmente diverso da aggiungere,nel ritmo,nell'armonia o nelle linee melodiche di un motivo musicale già noto che si sta suonando(in pratica la capacità di improvvisare,mantenendo armonie e misure).Del suono ho già detto,un ampli con un bel pulito e la possibilità di avere anche un buon distorto e stop.Ovviamente  nelle cover vanno rispettati sopratutto i riff e l'armonia di base,ma sul resto ci si può anche leggermente discostare dalle linee melodiche,metterci qualcosa di proprio se cade bene (e quì sta la capacità e la bravura del musicista);logicamente se sto a suonare Day Tripper dei Beatles,il Riff di base deve essere per forza quello,ma il resto può essere modificato seduta stante e quindi ripreso per concludere il pezzo(lo facevano pure i Cream).Certo sono soluzioni che richiedono particolare gusto e sensibilità e non devono mai risultare invadenti o forzate,ma sono sicuramente il vero divertimento del musicista ed il piacere di chi ascolta.Il suono?Rigorosamente il mio,cioè quello che piace a me,la volta dopo lo posso anche modificare e suonarlo con un altra chitarra  od ampli,ma questo a mio avviso ha poca importanza!

ciao Dario

hardpickerThu, 07/30/2009 - 17:50 July 30, 2009

quasi trent'anni fa, leggevo una lunga intervista al bluesman acustico Nehemiah "Skip" James, nella quale lui sosteneva, tra gli altri, un paio di punti di vista che mi hanno definitivamente conquistato.
Virgoletterò delle frasi che sono sicuramente apocrife nella forma (non l'ho studiato a memoria, e non trovo più il libro).
"Non importa quanto ti sforzi di imitare un altro chitarrista; quello che verrà fuori sarà il TUO suono".
" Questa musica non è scritta, quello che ti ricordi ti basterà; chi la imparerà da te farà qualche variazione, magari del tutto involontaria, e così chi imparerà da lui. Questo è ciò che noi chiamiamo il "folk process" ".

Ciò che trovo strano non è fare le cover, nè fare il "tribuente".

Un paio d'anni fa soltanto il rispetto guadagnato in anni di chat ha fatto sì che sul sito di Chet Atkins non sia stato linciato per aver detto, più o meno: imitare Chet Atkins non dovrebbe significare replicare in una quantità di autentiche funzioni religiose i suoi brani, ma magari cercare di contribuire, come ha fatto lui, alla creazione di un repertorio della chitarra fingerstyle.
Così come non trovo imitativo di Cristoforo Colombo andare in America, neanche con delle caravelle d'epoca.

Non conosco benissimo i chitarristi elettrici di cui vengono fatti i nomi in questa discussione, ma mi sentirei di dire che quasi nessuno di loro (certamente non Hendrix, ad esempio) ha mai suonato le PROPRIE cover: ogni volta i brani venivano reinterpretati, con suoni, durate, soli, completamente diversi da una volta all'altra.

Il discorso non si compie, tempo tiranno;-)

Ciao,
Giovanni

hardpickerThu, 07/30/2009 - 21:32 July 30, 2009

mi rispondo per "compiere";-)

Artista, imho, può essere l'autore, l'arrangiatore, l'interprete e l'esecutore. Dipende da come fa quello che fa.

Nelle tribute bands (che in generale mi piacciono, se mi piace la fonte della loro ispirazione), viene fatto un lavoro di classicizzazione della musica leggera, rock, o quella che volete.
Cioè, viene fatta, più o meno bene, una specie di scrittura di una certa performance, che dovrà essere ripetuta per la durata della vita della band. E' una operazione di filologia musicale, quasi opposta al metodo compositivo/esecutivo classico.
Si prende il brano, si astraggono la melodia e gli accordi, si analizzano i suoni, si fissano su supporti di vario genere le parti dei singoli strumenti. Insomma, quel brano viene "fissato" in ogni suo aspetto. E il folk process? Non funziona così la musica classica?

A volte fare tutto questo non è particolarmente difficile, altre volte è pazzesco. So che in questa sede non sarà un detto popolare, ma i suoni delle chitarre delle tribute bands li trovo almeno accettabili; il guaio sono le voci.

Non esiste un altro Paul McCartney che sia disposto a cantare in una tribute band dei Beatles (quello vero praticamente, negli ultimi anni, lo fa), eccetera.

Tornando al suono della chitarra, sono abbastanza sensibile alle somiglianze di un chitarrista con un altro; ma credo che ciò risieda più nello stile che nello strumento. Chi va alla ricerca del proprio suono, secondo me, è giustificato soltanto se il suono che ha proprio non gli piace.

Beh, non ho concluso niente, ma ho scritto un bel po'.

Ciao,
Giovanni

giorgio montanariFri, 07/31/2009 - 05:03 July 31, 2009

 Nella musica classica spesso non esistono registrazioni originali, esistono mode e pratiche esecutive/filologiche che giustificano cambiamenti notevoli nell'esecuzione. E' anzi probabile che le esecuzioni originali fossero meno impeccabili di quelle moderne, in cui i dilettanti sono assai rari. Oggi tutti i musicisti classici escono da conservatori ben strutturati, corsi, master, ecc... Non sempre questo accadeva in passato.
Nel pop abbiamo spesso modelli piu' completi e complessi delle copie e facilmente confrontabili: si puo' portare l'Ipod in birreria e ascoltare brano per brano l'originale confrontato con la copia.

Il discorso della reinterpretazione vale piu' nel folk (blues incluso) o nel jazz che non nel pop, IMHO.

hardpickerFri, 07/31/2009 - 10:41 July 31, 2009

Prendi James Taylor: se suona da solo, verosimilmente produce la cosa più simile alla versione originale del brano. Se ha un pianista, i brani vengono completamente riarrangiati; se c'è un tipetto come Landau alla elettrica e i quattro coristi, le cose cambiano radicalmente.

Dico: la tribute band è divertente, rappresenta una grande occasione di studio e può anche raggiungere livelli di eccellenza, oltre a poter offrire maggiori opportunità di lavoro. Non c'è niente che non vada, in questo.

L'unico appunto, di natura personale, e cioè secondo me, è che la musca pop (non sta per "popular"?) non andrebbe presa così alla lettera. Anche perchè, al contrario della musica classica, dove la lettera "è" la composizione, nella musica pop a scrivere la lettera sono altri, non gli autori.
Ciò che viene conservato sui vari supporti non è la composizione, ma soltanto una delle sue esecuzioni/interpretazioni.

dariorepenFri, 07/31/2009 - 11:19 July 31, 2009

Bravo!Molto conciso ma assolutamente semplice ed efficace,il concetto di base è proprio come lo hai indicato tu.

Quando nella metà degli anni 60' suonavo in "complesso",ovviamente si facevano le cover appena uscite sul mercato musicale:I ragazzi più giovani,miei coetanei di allora,venivano a ballare (per fortuna non esistevano ancora le discoteche) ai pomeriggi di Sabato e Domenica e chiedevano pezzi dei Beatles,dei Rolling Stones,Animals,Mamas and Papas;oppure dell'Equipe 84,dei Camaleonti,di Fausto Leali e così via.Così noi si teneva in repertorio una sessantina pezzi musicali vari attuali.Però tra i ballerini c'erano coloro che amavano danze più sofisticate e allora bisognava mettere in repertorio anche musiche da ballo:qualche Mambo,o Samba e poi anche Tango,Valzer,Beguine,Cha-cha-cha ecc.!Anzi quando ci capitava di suonare il Sabato sera,la sala era piena di "anziani" gente che aveva già trent'anni e qualcuno pure di più e questi volevano ballare ed ascoltare in buona parte pezzi musicali della generazione precedente.Elvis Presley,Jerry Lee lewis, Pat Boone,Platters,ecc. e poi non potevano mancare le canzoni di alcuni grandi cantanti Italiani di allora e di qualche nuovo"urlatore" nostrano della generazione emergente:Celentano,Mina,Little Tony ecc.;allora il repertorio veniva allargato di almeno altri sessanta pezzi.In pratica e vengo al sodo,un gruppo musicale di allora,per potersi esibire e guadagnarci qualcosa,doveva avere a disposizione un repertorio musicale con almeno cento/centoventi cover.Per umane e più che logiche ragioni,alcune di queste cover riuscivano abbastanza vicine all'originale (o alla cover della cover),altre decisamente meno,ma tuttavia venivano eseguite sufficientemente bene e questa rea la vera capacità di un buon "complesso" o gruppo musicale.Del resto altre vie non c'erano e non ci sono neppure oggi,che cosa avremmo dovuto fare,cambiare cantante ad ogni variazione di Cover,o cambiare la strumentazione in riferimento a quella relativa ad ogni gruppo del quale si eseguiva il pezzo.Questa è stata la mia palestra di musica e lo è stata per chiunque altro si sia messo a suonare con assiduità in quei anni e ovviamente lo è,seppure in forme diverse,pure adesso.Pertanto le Cover rimangono espressioni individuali di composizioni musicali proposte da altri e non necessariamente copie perfette dell'originale;semplicemente perchè,salvo che in rari e ristretti casi,è impossibile farlo alla lettera.

saluti Dario

alfioFri, 07/31/2009 - 11:13 July 31, 2009

Caro Mauro,
rispondo ad alcuni punti salienti del tuo post.

"E questo, se non ho frainteso, credo sia lo spirito fondamentale con cui Gigi ha scritto questo articolo: lasciamo ad ognuno il gusto di occupare il proprio gradino con tranquillità; magari cercando piano piano di migliorarsi ma comunque con serenità e senza sentirsi giudicati ... in fondo per tanti questo è solo un gioco."
Altro che frainteso, hai capito benissimo.

Per quanto riguarda gli elogi che mi fai, beh superfluo dire che mi fanno piacere sia per quello che dici, sia per la reciproca stima che c'è tra noi. Il fatto che i miei suoni siano ottenuti smanettando e ottenendo risultati soddisfacenti anche da pedali che non costano follie... beh si mi fa piacere ma è comunque una considerazione relativa. Di sicuro c 'è chi trova comunque il mio armamentario eccessivo e non è detto che non abbia ragione.
L'apprezzamento che invece mi fa più piacere è "credo che anche in questo ci possa essere passione e divertimento; ancora una volta tutto qui".
Esatto!
Non è che io mi sbatta a cercare certi suoni perchè devo vincere un concorso, o perchè devo persuadere migliaia di persone che il più fico sono io. Semplicemente è un gioco che mi piace (poi se dovesse stufarmi cercherò altro) ed è un gioco di cui il confronto, quello sano, è una parte essenziale. Le chiacchierate e le prove di pedali, chitarre e ampli di pochi minuti ritagliati in qualche guitar camp con persone come te o come Pierangelo (e l'accostamento non è casuale: di sicuro avete competenze diverse ma lo spirito sta sicuro che è lo stesso) non potrebbero reggere il confornto con uno sterile processo di erudizione, ammesso che esistessero le fonti e le sedi per averlo.

Infine l'unica cosa che hai scritto che non condivido: "Da questo post dovrei trarre la conclusione che farei meglio a vendere tutto quanto e darmi al curling". Assolutamente no! La risposta te la sei già data prima: divertirsi, essere consci dei propri mezzi e dei propri limiti, rispettare le scelte altrui. Fine.
Poi se proprio ti vuoi dare al Curling, dato che è un gioco di squadra, spero che tu mi scelga come compagno: sarò presuntuoso ma credo che con la scopetta sul ghiaccio io possa ben dire la mia!
 

 

Gigi (aka Alfio)

 


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alfioFri, 07/31/2009 - 11:29 July 31, 2009

in alto le birre ;-)

 

Gigi (aka Alfio)

 


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